Don Dario Flori “Sbarra”

Don Dario Flori nacque il 6 agosto 1869 in via Fiume a Quarrata e come altri ormai scrissero, scegliere lo pseudonimo di “Sbarra” per sintetizzare il suo carattere e la sua attività: “Mi spezzo ma non mi piego”, perché non era disposto a rinunciare ai propri principi e a veder compromesse le proprie idee. Morì a Firenze nel giorno di Pasqua il 16 aprile 1933.

 

Alla base della sua intera esistenza e delle sue opere stanno i principi di verità, giustizia, libertà, democrazia, che scaturiscono da una fede autentica nel Vangelo, nei valori cristiani, e anche universalmente laici. Animato da questi valori, dedicò la sua vita all’elevazione culturale del popolo, facilmente influenzabile e spesso superficiale in quanto a profondità di informazione e capacità di giudizio.

 

Agli inizi del 1900 per la popolazione urbana e rurale del circondario pistoiese i tempi erano molto difficili; la miseria bussava alle porte, i contadini analfabeti erano in cerca di giustizia e fu Don Flori “Sbarra”, assertore dei diritti degli ultimi, geniale organizzatore, precursore del canto popolare, che spinse alle giuste rivendicazioni, la gente di quel tempo.

 

Da qui tutto un fiorire di iniziative: riviste, volantini, foglietti, vignette, musica, canzoni, drammatizzazioni e tutti i mezzi che con un linguaggio chiaro e coinvolgente, potevano avvicinarlo più direttamente alla gente. Ebbe una straordinaria creatività e un attivismo infaticabile, a costo di grandi sacrifici, convinto che la vita deve essere spesa per il bene degli altri. Questo suo amore per il prossimo, specie verso i più poveri, ignoranti, deboli e bisognosi, lo portò anche a occuparsi in modo incisivo (basti pensare all’organizzazione vastissima delle trecciaiole di cui organizzò, a cavallo fra la fine dell’800 e i primi del ‘900, ben tre scioperi) delle questioni sociali e politiche più rilevanti del momento, partecipando direttamente alle questioni pubbliche più importanti di quei tempi.

 

Per la stima che ebbe da Montini (Paolo VI), Gemelli, Toniolo, Giordani e da eminenti personalità italiane del tempo, Don Dario Flori “Sbarra” è da considerarsi il concittadino più importante, autorevole e famoso che abbia avuto Quarrata nel secolo scorso, che ha assunto un’importanza a livello nazionale per tutto quello che ha fatto e per l’originalità e l’efficacia del suo pensiero.

 

Breve biografia di Don Dario Flori “Sbarra”

  • Il 12 giugno del 1892 viene ordinato sacerdote e sempre nello stesso anno diventa Cappellano a Vignole e vi rimane fino al 1907.

  • Negli anni della sua attività di Cappellano a Vignole e in Diocesi di Pistoia l’attività sia pastorale che di propaganda popolare cristiana di Sbarra contro il capitalismo e il socialismo anticlericale è vigorosa. Nascono i suoi primi opuscoli nel Comune di Tizzana: “Quattro e quatt’otto”, “Il Baston della Bambagia”, “La Conferenza di un Contadino”, “La Baraonda”, ed altri che andarono a ruba, erano diffusi in diocesi di Pistoia, sotto lo pseudonimo di “Sbarra”. Altri periodici importanti furono: “Il Moscerino” e “La Zanzara” che raccolse tanti consensi. Fu considerato nella diocesi maestro di propaganda popolare cristiana e capo del movimento cattolico locale. La sua azione si esprimeva nell’interpretare e spiegare l’enciclica “Rerum Novarum” di leone XIII sulla questione sociale. I comizi a cui partecipa come attivista giovane della (prima) Democrazia Cristiana sono molti, come tante sono le pubbliche conferenze, le pubbliche sfide di contraddittorio, i convegni, le feste federali e le gite di propaganda. Come cantore popolare “Sbarra” sforna musica e parole di inni come “O bianco fiore” e “Libera ai venti”…ecc.

  • Nel 1902 viene eletto con moltissimi voti consigliere comunale, fino ad arrivare a ricoprire la funzione di assessore all’istruzione nel Comune di Tizzana.

  • Nel 1904 insieme ad altre persone fonda la Cassa Rurale di Vignole (oggi BCC di Vignole e Montagna Pistoiese).

  • Nel 1905 Mons. Poitter, il professore della Apolinare, lo chiamava a Roma per consultarlo in merito alla sua Unione Professionale delle Trecciaiole per l’apprezzata organizzazione che aveva dato a questo tipo di sindacato.

  • Nel 1907 si svolse a Pistoia il primo congresso delle Settimane Sociali del movimento cattolico italiano, che fu presieduto dal Toniolo e di cui “Sbarra” fu uno degli animatori.

  • Nel 1908 viene chiamato dal Prof. Toniolo a Firenze a far parte dell’Ufficio Centrale dell’Unione Popolare fra i Cattolici Italiani, con l’incarico della propaganda scritta e orale in tutta l’Italia. Ebbe la fiducia di tutti i Presidenti che si succedettero nell’Unione Popolare (Toniolo, Boggiano, Necchi, Dalla Torre, Pietromarchi), dai quali ricevette incarichi sempre più gravi e delicati: tenne così l’ufficio di consulenza per le opere economico-sociali, e per la moralità; diresse l’attività del contro l’alcolismo; intraprese e condusse la propaganda a mezzo del canto e redigeva riviste: Il Bollettino, La Leva, La Nuova Crociata, la Chitarra, L’Allarme; e il suo Giordano Bruno che superò la tiratura di tre milioni di copie. Sotto la presidenza del Conte Dalla Torre, l’Ufficio Centrale dell’Unione Popolare, nel 1912 passò da Firenze a Padova, e Don Flori ebbe l’incarico di Segretario Generale del consiglio Superiore e della Giunta Direttiva dell’Azione Cattolica e fu poi nominato Direttore dell’Ufficio Centrale, pur continuando a redigere L’Allarme.

  • Nel 1915 gli Uffici dell’Unione Popolare da Padova si trasferirono a Roma e Don flori li seguì con le stesse mansioni direttive, finchè fondata l’Opera Nazionale della Buona Stampa, Papa Benedetto XV, nel 1917, lo nominava Segretario direttore dell’Opera stessa. Incomincia allora la pubblicazione delle “Lettere Aperte”, del “Sassolino”, del “Manuale della Buona Stampa”. Fondò e diresse “Il Corrierino”, settimanale illustrato a colori per i fanciulli. Con il nuovo ordinamento dell’Azione cattolica, secondo le direttive dell’allora Papa Pio XI, “Sbarra” ebbe incarichi di fiducia al Vicariato, allOpera della Preservazione della Fede (della cui rivista “Fides” fu nominato Direttore), all’Osservatore Romano” e alla Biblioteca Vaticana.